Loto d’oro: donne dai piedi piccoli

 Loto d’oro: donne dai piedi piccoli

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loto d'oroParafrasando il titolo del libro di Angeles Mastretta “Donne dagli occhi grandi” introduciamo un argomento su una curiosità etnica, il Loto d’oro ovvero donne dai piedi piccoli.

Forse questa pratica orientale vi è già nota come Gigli d’oro ed in praticava si trattava della deformazione dei piedi delle bambine. Perchè? Perchè dovevano rimanere minuscoli.

Facciamo luce su quest’argomento ricomponendone brevemente la storia.

loto d'oroLa pratica del Loto d’oro fu introdotta pare sotto la dinastia Song (900 d.C.) a causa di una concubina che per essere più attraente si fasciava i piedi. Successivamente i Manciù (1644-1911) tentarono di abolirla ma il termine di questa pratica arriva solo con l’affermazione delle Repubblica Popolare Cinese. Secondo altre teorie la pratica avrebbe avuto inizio nel XII secolo a.C. quando un’imperatrice con un piede storto obbligò il marito ad ordinare che a tutte le ragazze si deformassero i piedi per renderli “belli” come quelli della sovrana.

loto d'oroPerchè questa pratica ebbe modo di diffondersi? I piedi piccoli, in Cina, erano divenuti un sinonimo di status sociale benestante o quanto meno lo garantivano. L’uomo apprezzava i piedi piccoli, li trovava erotici ed affascinanti, ed era pronto a pagare un lauto prezzo per una moglie o concubina con questa caratteristica. Ecco perchè la pratica si diffuse a macchia d’olio anche fra le classi più povere, chi fasciava i piedi alle figlie garantiva loro un futuro agiato. Le donne con i piedi normali erano destinate a lavorare nei campi, a far le serve ed a restare povere. In sostanza la pratica del Loto d’oro serviva anche a dimostrare la sottomissione e la docilità della donna, la sua tempra contro il dolore e forse anche il coraggio, ma si tratta di una nota secondaria poiché le bambine veniva sottoposte da piccole a questa pratica contro la loro volontà ovviamente. La sottomissione si traduceva in dipendenza e debolezza, sottolineate dall’andatura precaria ed oscillante della donna adulta con piedi da bambina piccola. Impossibilitata ad allontanarsi da casa, soprattutto da sola ed a condurre una vita pubblica, in compenso la donna governava rigidamente la propria casa, dominando sui figli ma soprattutto sulle figlie e sulla suora. Se si trattava della donna più anziana della famiglia spettava a lei il compito di guidare la fasciatura delle ultime nate.

loto d'oro

Il Loto d’oro era una pratica dolorosa e sovente pericolosa poiché le infezioni erano sempre in agguato e capitava spesso che le donne si ammalassero di setticemia o che i piedi andassero in cancrena.

La tecnica del Loto d’oro consisteva per l’appunto nel fasciare il piede in modo molto stretto, per cui le dita del piede venivano piegate verso la pianta e poi il piede arcuato di modo che la pianta toccasse il tallone ad assumere la forma di una mezzaluna. Il piede veniva quindi cosparso di allume e fasciato saldamente, infine vi veniva posta sopra una pesante pietra in modo che le ossa si rompessero e si saldassero nella nuova posizione. Il procedimento del Loto d’oro durava tutta la vita fra fasciature sempre strettissime e scarpine rigide, ma la fase iniziale della deformazione durava dai 3 ai 10 anni. Il piede fasciato non doveva assolutamente superare i 10 centimetri. Le bambine venivano iniziate alla pratica solitamente verso fra i 2 ed i 7 anni. Naturalmente la bambina dai piedi fasciati iniziava ben presto a ricamare e confezionare le proprie scarpine che andavano a completare il suo corredo di sposa.

Se il Loto d’oro fu un trauma, la sua scomparsa lo fu ugualmente perchè improvvisamente le donne dai piedi piccoli si ritrovarono sperdute, derise e considerate deformi. Ancora oggi è possibile trovare delle scarpine in miniatura, nei mercati e nei negozi in cui ancora si confezionano per le donne anziane che ancora vivono le conseguenze della pratica del Loto d’oro.

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