Tripofobia: guida alla paura dei buchi

Cos’è, sintomi e come curarla

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Chi ha mai sentito parlare di tripofobia?

Io non la conoscevo, ammetto la mia ignoranza. Come l’ho scoperta? Con Facebook. Per caso ho visto un’immagine di un fiore con tanti buchi, il fiore di loto con i suoi tipici baccelli simili a fori, e qualcuno sotto ha scritto “Tripofobici qui”. Trifobici? Che diamine è la tripofobia? E così ho scoperto cos’è e che è pure molto diffusa.
Se ne soffrite siete nel posto giusto.

Cos’è la tripofobia ?

Cosa vuol dire tripofobia? La parola è formata dal greco τρύπα, trýpa, che significa “buco” e φόβος, phóbos, che significa “paura”. In pratica è la paura dei buchi e delle protuberanze. E’ un disturbo che è stato studiato di recente: le prime descrizioni infatti risalgono al 2013, mentre la definizione è stata coniata nel 2005.
I pattern irregolari con figure geometriche vicine causano timore e repulsione, solitamente si tratta di buchi ma possono essere anche piccoli rettangoli, cerchi convessi o altre particolari forme che si ripetono. Attualmente la tripofobia non compare nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) e pertanto non è una patologia psichiatrica ufficialmente riconosciuta.

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Cosa causa la tripofobia?

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I buchi, le forme geometriche vicine danno luogo ad una reazione che non si può controllare.
S’indaga molto sull’origine e si pensa ad una paura ancestrale, come la fobia del tuono, che ha quindi origine evolutiva.
In particolare la mente, nei soggetti più sensibili, associa queste figure a pericoli e malattie. Si tratterebbe di una difesa inconscia ed istintiva causata dai pattern che si presentano sul corpo di alcuni animali velenosi o nei confronti di cavità in natura che possono nascondere un pericolo.
Secondo altre teorie la tripofobia collegata alla repulsione nei confronti delle malattie infettive e dei parassiti, per lo più il disgusto sembra essere correlato alle malattie che causano eruzioni circolari sulla pelle (come vaiolo, morbillo, rosolia ecc.).

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La teoria evolutiva è supportata da un gruppo di scienziati dell’Università dell’Essex, coordinato da Geoff Cole e Arnold Wilkins, esperti di scienza visiva, che in una ricerca pubblicata sulla rivista Psychological Science affermano che la fobia è legata ad un meccanismo di sopravvivenza acquisito dai nostri antenati. Cole e Wilkins spiegano che la reazione si scatena nella “porzione primitiva del cervello” che associa queste forme a pericolo e che comporta quindi “reazioni inconsce”.

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In un’altra ricerca An Trong Dinh Le, Cole e Wilkins costruirono un questionario per diagnosticare la Tripofobia scoprendo che non erano solo i buchi a creare il problema, le immagini iniziali potevano essere frutti come melegrane, poi immagini che creavano possibili associazioni a situazioni di pericolo come alveari, rane, insetti o aracnidi e infine immagini di ferite e malattie. Si è così scoperta la correlazione fra l’immagine e l’idea del pericolo.

Il fenomeno ha iniziato ad avere interesse dopo che in rete si diffuse una foto di un fiore di loto con i buchi dei baccelli sovrapposto ad un seno. Perchè? Pare che una donna dopo un viaggio in Sudamerica avesse scoperto di aver contratto un’infezione con larve che le avevano lasciato dei buchi permanenti su una mammella (io non sono tripofobica ma vi assicuro che mi fa senso lo stesso).
Cosa successe? L’immagine del fiore di loto sovrapposto al seno causò una reazione inaspettata in moltissimi utenti del web che accusavano nausea, repulsione, brividi etc etc.
Louise, una blogger irlandese dopo questo episodio decise di coniare il termine tripofobia per descrivere il fenomeno.
Andiamo a vedere la sintomatologia.

Come si riconosce la tripofobia?

Questa fobia causa:

  • nausea
  • mal di testa
  • brividi
  • forte disagio
  • ansia disgusto
  • panico
  • pelle d’oca
  • prurito
  • sudore freddo
  • palpitazioni
  • vertigini
  • bocca secca
  • tremore
  • pianto
  • affanno

Chi vede queste foto o si trova davanti a questi oggetti accusa subito forte disagio e malessere, repulsione soprattutto, nausea, disgusto e brividi.
Ritornando al discorso iniziale di Facebook, dove vidi la foto del fiore di loto con la scritta “Tripofobici qui” sotto c’erano una marea di commenti come “che schifo” e “mi sento male” oppure “oddio che orrore” o ancora “ho i brividi” e altri che preferisco non riferirvi. E io pensavo “Ma è solo un fiore di loto! Ok devo scoprire che roba è questa tripofobia”. Onestamente sembra una fobia inventata da Stephen King, ma tant’è è reale.

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Quali sono le immagini o gli oggetti reali che possono causare la fobia?

  • Bolle di sapone attaccate o molto vicine
  • Spugne da bagno
  • Formaggio svizzero tipo Emmental
  • Tavoletta di cioccolato con buchi o bolle
  • Baccello di un fiore di loto
  • Favo delle api
  • I mattoni
  • Tubi impilati
  • Coralli
  • Follicoli piliferi
  • Soffione della doccia
  • Fragole
  • Melograni
  • Come superare la tripofobia?

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Come si cura la tripofobia

E’ necessario consultare uno specialista.
Si può affrontare una psicoterapia, l’ipnosi o dei processi di rilassamento, solo in casi estremi ricorrere ad uno psichiatra.
Questi percorsi si pongono come fine la razionalizzare della fobia da parte del paziente.
La terapia di esposizione e desensibilizzazione è la classica che già conosciamo: si presentano gli stimoli fobici al paziente, in situazione controllata, fino a desensibilizzare lo stesso.

Nella terapia cognitivo-comportamentale si cerca di rompere il circolo vizioso tra figura e paura, per fare questo si lavora sul significato dell’immagine per il fobico.
Solitamente si usano anche tecniche di rilassamento e ipnosi per favorire la guarigione psichica.

Capitolo a parte sono i farmaci che vengono prescritti, solo dallo psichiatra, per controllare i sintomi di patologie associate al disturbo fobico, come la depressione e l’ansia.

E’ molto importante rivolgersi a dei terapisti la fobia si manifesta con panico e non come semplice repulsione in quanto i sintomi possono essere invalidanti ed interferire con lo svolgimento della vita normale.

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