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VENT’ANNI SENZA AYRTON: 1 MAGGIO 1994-2014

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Non è facile parlare di lui, anche dopo vent’anni. Mille emozioni si affollano tutte insieme e premono in quanto vogliono essere ascoltate per prime.

Non è mai facile, per chi non ha conosciuto di persona un mito, parlarne come persona. Si rischia di essere retorici, di ingigantire le qualità e minimizzarne le debolezze.

Ho sempre rifuggito i miti. Ne ho conosciuti in passato, ma li ho spesso evitati. Quando sei “grande” per milioni di persone rischi, alla fine, di crederti il “più grande” e il “più forte” e di esserlo al di sopra di tutto e di tutti. Ma Ayrton è una rara eccezione. Faceva del bene di nascosto, senza mostrarsi, senza far parlare di sé nel suo privato. Ha sempre mostrato a tutti una forte determinazione in pista, una “cattiveria” competitiva estrema e una profonda umiltà fuori dalle gare, nella vita quotidiana.

“Se a gente quiser modificar alguma coisa, é pelas crianças que devemos começar. Devemos respeitar e educar nossas crianças para que o futuro das nações e do planeta seja digno”.

“Se vogliamo cambiare qualcosa, dobbiamo iniziare dai bambini. Dobbiamo rispettare ed educare i nostri figli affinché il futuro delle nazioni e del pianeta ne sia degno”

Confidò alla sorella, in occasione del suo compleanno nel marzo del 1994, di voler fare qualcosa di concreto per offrire un’opportunità di crescita ed educazione ai giovani poveri del paese. L’incidente del 1 maggio non gli permise di realizzare il progetto che, invece, fu portato avanti dalla sorella Viviane. Oggi, questo progetto, ha il nome di Fundaçao Ayrton Senna, una ONG brasiliana che si occupa di togliere dalla strada i ragazzini abbandonati e dare loro un’opportunità di vita attraverso la scuola e l’educazione.

Non è facile parlare di lui e non ne parlerò. Parlerò di ciò che ho visto, in Brasile, in quegli ultimi anni, e di ciò che è stato essere Ayrton Senna per i brasiliani. Parlerò di un uomo che da grande e invincibile, osannato dalle masse e corteggiato dai media, sapeva farsi piccolo e umile.

Era un idolo per i Brasiliani, ma soprattutto una certezza. In un paese all’epoca devastato dall’inflazione, dalla miseria, dalla violenza nelle strade, dal torbido turismo sessuale e dai meninos de rua che un governo post-dittatoriale non riusciva a risolvere, Ayrton era la fiducia, per i Brasiliani, di potercela fare, di poter un giorno risollevare la testa e camminare a schiena dritta, orgogliosi di essere quello che sono. Perché Ayrton, con la sua stessa vita, aveva dimostrato che ciò era possibile.

Era schivo, discreto anche con i suoi connazionali. Quando tornava in Brasile si chiudeva a casa sua e per questo non si conosceva quasi nulla della sua vita privata, dei suoi amori, della sua famiglia. Ma anche perché i Brasiliani stessi ne proteggevano la riservatezza comprendendo che, dopo tanto correre sul fil di lana all’estero e al massimo della velocità, una volta arrivato in patria aveva bisogno di riposo, di silenzio, di ristoro. E tutti gli facevano da scudo con le unghie e con i denti, difendendo il suo bisogno di privacy .

Per descrivere quanto fosse forte il legame tra i brasiliani e Ayrton Senna, un solo piccolo aneddoto: quando si trattò di riportarlo in Brasile, il comandante della Varig fece togliere due file di poltrone in business class per sistemarvi il feretro. Per legge, le bare vanno sistemate nella stiva, ma per Ayrton i brasiliani fecero un’eccezione: non se la sentivano di lasciarlo così lontano da loro, e lo fecero viaggiare insieme ai passeggeri.

Nel mese di Luglio 1994, a due mesi dalla sua scomparsa, la Nazionale Brasiliana vinse il suo quinto titolo mondiale. La squadra brasiliana dedicò quel titolo ad Ayrton.

Tanti sono i racconti di atti benefici perpetrati dal pilota nel silenzio dei media, alcuni probabilmente solo leggende, altri fatti assolutamente veri; la più commovente è la storia di un ragazzino di Bologna, in coma, che Ayrton andava a trovare tutte le volte che si trovava nei pressi della città. Lo andò a trovare anche la volta che poi gli sarebbe risultata fatale, la volta del G.P di San Marino a Imola. Quel ragazzino, alla fine si risvegliò. Forse grazie alla sua voce, registrata su un nastro, proprio il giorno della morte del pilota.

Forse leggende, forse storie vere, ma del resto a un Mito tutto questo è concesso. Ayrton Senna, pilota, artista del volante, spietato in pista e generoso nella vita privata. All’apparenza triste e solitario ma allegro e giocoso con gli amici di tutti i giorni. Brasiliano, orgoglioso di esserlo.

Un giorno i biografi dovranno descriverlo meglio, con puntualità e precisione. Oggi, dopo vent’anni dalla sua scomparsa, a noi resta solo il suo ricordo. Rimane solamente il poterci commuovere nel rivedere vecchi filmati e fotografie un po’ sbiadite nelle quali riuscire a intravedere, da quello sguardo pensieroso,  un malinconico sorriso. Ayrton, ci manchi.

(Fonte: http://www.bestriders.com.br/54-anos-de-ayrton-senna/)

Bologna, 1 maggio 1994

Alle ore 14:17 del 1 maggio 1994 lo schianto a Imola contro la curva del Tamburello. Dopo di ciò, un susseguirsi di notizie che piano piano, i sentimenti di speranza lasciavano spazio solo alla disperazione più cupa fino alle 18:00 circa, ora in cui la notizia più triste verrà data.

Ayrton Senna. Nato il 21 Marzo 1960 a San Paolo, morto il 1° Maggio 1994  a Bologna

La sottoscritta è nata a S. Paolo il 18 luglio del 1960. E vive a Bologna. Quel giorno c’era. Era lì, insieme a tutti i tifosi e fan a pregare che potesse farcela.

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