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RECENSIONE DI CRUNE D’AGHI PER CAMMELLI di MARIA SILVIA AVANZATO

01Edgarda Solfanelli è una scrittrice. Aspirante più che emergente: sebbene abbia già pubblicato un romanzo, con la improbabile Zumpatrilla Edizioni, infatti, la protagonista di Crune d’aghi per cammelli si vergogna di ciò che ha scritto e pubblicato.  In cuor suo crede di essere una “grande” scrittrice e per dimostrarlo deve riuscire a pubblicare il suo “vero” romanzo con “la” casa editrice dei suoi sogni. Per ottenere questo, Edgarda sa che deve usare ogni arma possibile pur di arrivare alla sua meta: chiunque le si approssimi attraverso Facebook o alle feste o alle presentazioni a cui necessariamente deve partecipare. Perché ogni aspirante scrittore è consapevole che per arrivare all”Editore illuminato, quello che può lanciarti nell’Olimpo degli Scrittori veri, ogni contatto, anche quello apparentemente più insignificante è importante per realizzare il sogno di una pubblicazione.

Crune d’aghi per cammelli, scritto da Maria Silvia Avanzato è un libro particolare. Ironico, tagliente, per la maggior parte del tempo che il lettore trascorre a leggerlo, amaro. La protagonista, Edgarda, è irritante. Assolutamente non facile da apprezzare e con cui è difficilissimo simpatizzare. Perché Edgarda usa, seduce, sfrutta le persone che contatta pur di arrivare alla sua meta, e lo fa con un cinismo alle volte sfacciato, ma molto più spesso in maniera candidamente sarcastica. Non fa nulla per apparire diversa da quella che è, Edgarda, non maschiera, non mistifica, non giustifica se stessa. E’ onestamente cinica, sinceramente arrivista. Ma è proprio per questo che avvince e convince, che intriga e stimola alla lettura. Edgarda Solfanelli accompagna per mano il lettore in un mondo, il sottobosco della piccola e media editoria, degli aspiranti scrittori, degli agenti letterari di periferia, degli organizzatori di eventi di provincia, e descrive con cruda ironia e a volte in maniera esageratamente caricaturale uno spaccato  in gran parte però pateticamente reale e crudamente veritiero.

Un romanzo che fa sorridere e a volte ridere a crepapelle ma sempre lasciando un retrogusto di insoddisfazione e disagio in chi legge, specialmente se il lettore è a sua volta un aspirante o uno scrittore emergente. Un romanzo che fa riflettere in maniera aspra, dedicato agli innumerevoli letterati (o presunti tali)  disposti a tutto pur di avere il proprio nome stampato su una copertina di un libro, anche all’esborso di molte migliaia di euro e a quelli che aggiungono su Facebook la parola “scrittore” accanto al proprio nome.

Un’ottima prova per la scrittrice bolognese che scrive romanzi dall’età di cinque anni e che ha già all’attivo numerosi concorsi letterari, che scrive articoli per il web, soggetti teatrali e testi musicali e che convive con un editor inflessibile dai ferrei giudizi: sua nonna.

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