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Siria: il conflitto si estende in Libano

Dodici morti e 75 feriti nella città di Tripoli, a causa dei combattimenti tra sunniti e alawiti. I rapimenti settari e i blocchi stradali sono in aumento. Le Nazioni Unite hanno dato l’allarme per la situazione precaria del paese.

Tre giorni consecutivi di scontri e almeno 12 morti e 75 feriti a Tripoli, nel nord del Libano, confermano che il regime siriano di Bashar al-Assad è determinato a soffiare sul fuoco della violenza settaria del paese vicino, dove i suoi accoliti alawiti (branca dell’Islam sciita a cui appartiene Assad) lottano contro i libanesi sunniti che sostengono la rivoluzione nei quartieri di Bab al Tabaneh e Jabal Mohsen. L’esercito ha chiesto a tutte le fazioni politiche libanesi che non sono coinvolti nei combattimenti di non intervenire e il primo ministro, Najib Mikati, ha messo in guardia contro la “battaglia assurda” della sua città natale.

Il timbro di Assad si denota dai piccoli episodi di violenza delle ultime settimane che potrebbero rompere la fragile convivenza pacifica libanese. Ad esempio, l’arresto di un ex ministro libanese alleato del regime siriano, che aveva avuto l’incarico di progettare una campagna di attentati omicidi per seminare il caos. La milizia sciita Hezbollah, considerata la più forte forza militare nel paese e alleato dell’Iran e di Assad, si dissocia da queste azioni. La scorsa settimana, alcuni uomini incappucciati hanno bloccato la strada principale per l’aeroporto di Beirut come rappresaglia per l’uccisione di uno sciita in Siria che si è poi rivelato infondato.

Il contagio della violenza sembra inevitabile, e nel paese si inizia a notare il cambiamento. Dopo i sequestri, molti Stati del Golfo hanno invitato i propri cittadini a lasciare il Libano.

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