Pena di morte: in Texas sarà giustiziato un ritardato mentale

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Marvin Wilson, un afro-americano di 54 anni, sarà giustiziato con un’iniezione letale il 7 agosto per un omicidio commesso nel 1992. Un neuropsicologo ha concluso che Wilson soffre di un “ritardo mentale”.
Dieci anni fa, la Corte Suprema degli Stati Uniti, in Virginia aveva vietato l’esecuzione di persone che soffrivano di “ritardo mentale”. Questo però non ha modificato le regole di ogni singolo Stato americano che hanno la facoltà di decidere a riguardo.

A dieci anni di distanza però, la Camera dei Rappresentanti del Texas non ha ancora emanato una legge per far rispettare la decisione della Corte Suprema della Virginia, e le linee guida “provvisorie” emesse dalla Corte d’appello penale del Texas nel 2004 stanno comunque permettendo l’esecuzione di persone che, secondo la Costituzione, dovrebbero essere esenti da questa punizione.

Nel 2003, gli avvocati di Marvin Wilson, citando la sentenza Atkins (Virginia), hanno contestato la costituzionalità della sua condanna a morte. Gli avvocati hanno presentato i risultati dettagliati di un neuropsicologo con 22 anni di esperienza clinica, nominato dal giudice, il quale, dopo aver valutato Wilson ha concluso che soddisfacevano i criteri per una diagnosi di disabilità mentale.
I Tribunali di Stato hanno però respinto le affermazioni degli avvocati di Wilson sulla base degli orientamenti della Corte d’appello penale del Texas.

Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte in tutti i casi. Si tratta di un atto crudele, inutile e disumanizzante negli Stati Uniti che è segnato dalla discriminazione, l’incoerenza e l’errore.
Quello di Wilson sarebbe il settimo atto di esecuzione che si svolge quest’anno in Texas e, in tutto il paese, 1.301 persone sono state giustiziate da quando è stata ripristinata la pena di morte nel 1977.

Fonte: Amnesty International

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