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Un nastro, un gatto, un cappello di Joanne Harris

Un nastro, un gatto, un cappello

Articolo aggiornato il

Un nastro, un gatto, un cappelloUn nastro, un gatto, un cappello: un nuovo viaggio nella fantasia con Joanne Harris

Immaginate di poter portare solo tre cose con voi su un’isola deserta, cosa portereste? Joane Harris non ha dubbi: Un nastro, un gatto, un cappello.

Un nastro, un gatto, un cappello

Un nastro, un gatto, un cappello è la nuova raccolta di racconti, sedici, dopo “Profumi, giochi e cuori infranti” Joanne Harris ritorna in libreria con le storie nelle storie, una sequenza di racconti che come le leggende affondano le radici in terreni di verità. Le storie di questo libro non sono del tutto inventate ma sono anche delle volte il frutto di esperienze, di dicerie, di leggende che attingono da vari generi.

Un nastro, un gatto, un cappello

S’incontrano personalità di tutti i tipi: un uomo abbandonato dalla moglie, una donna abbandonata dal marito, due vecchiette solidali chiuse in una casa di riposo, un ragazzo con il pallino di un gioco virtuale, un ragazzo fan sfegatato di Elvis, divinità nei tempi moderni etc… Tanti protagonisti al centro di storie bizzarre, delicate o perfino inquietante.

In linea di massima tutti i racconti di questo nuovo libro della Harris hanno un che d’inquietante: dalla donna patita di dolci convinta di essere incinta, all’uomo che si trova a vivere in una casa “infestata”, al ragazzo di prima inghiottito da un gioco virtuale, all’uomo con l’ossessione per il Natale.

Interessanti e tuttavia si noti, inconcludenti. Esatto, ogni storia rimane come sospesa, tagliata ma con qualche sfilacciamento, con una chiusa che lascia spazio all’immaginazione. Purtroppo non sono tutti ben riusciti: alcuni sono prolissi, simili fra loro, altri noiosi mentre alcuni sono davvero ben congegnati, purtroppo troppo pochi su sedici.

Soprattutto: il filo conduttore dovevano essere Un nastro, un gatto, un cappello, ma ve ne è a malapena traccia.

Di molte di queste cose citate, si viene avvisati dalla stessa Harris nell’introduzione che riconosce i racconti, terreni difficili.

Voi che ne pensate?

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