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L’intervento “umanitario” in Libia ha prodotto una catastrofe

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Dopo il rovesciamento da parte della NATO del governo di Muammar Gheddafi avvenuto nove mesi fa, la Libia sembra avere ancora molti problemi in quanto la violenza e le violazioni dei diritti umani sono ancora all’ordine del giorno. Infatti le milizie armate che prima combattevano i sostenitori di Gheddafi  ora scorrazzano per il paese saccheggiando villaggi e lasciando una scia di morte lungo tutto il loro percorso.

Secondo un comunicato fatto da Nasser al-Hawary dell’osservatorio dei Diritti Umani della Libia del 14 luglio al Inter Press Service, la situazione odierna sarebbe ben peggiore di quella presente durante il governo di Gheddafi. Il CTN (Consiglio di Transizione Internazionale) non sarebbe stato in grado di far valere la propria autorità e, di conseguenza, a lasciarsi sfuggire la situazione dalle mani.

Il caos è quindi ancora in atto. Inoltre le prime vittime di questo sono gli immigrati africani che, presentati come “mercenari” del governo di Gheddafi, vengono linciati, torturati e costretti a mangiare le bandiere del vecchio regime.

Il 7 luglio scorso è stato annunciata dai media la rinascita del Paese come nuovo stato democratico senza però far cenno del boicottaggio delle elezioni da parte del 40% circa degli elettori.

Ecco la “democrazia” proclamata e fornita dalle armi della Nato.

 

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